La Dante al Premio Strega
Martedì 16 Dicembre 2008 ore 16.00
“È importante non fermarsi alla lettura dei grandi classici del passato e alimentare tra i giovani italiani e stranieri l’interesse e il coinvolgimento per la nostra letteratura contemporanea. Questo è lo scopo primario della collaborazione nata tra la Società Dante Alighieri e la Fondazione Bellonci”. Si è aperto con le parole del Presidente del Comitato di Firenze, Enrico Paoletti, il secondo appuntamento di La Dante al premio Strega 2009.
Al centro dell’incontro, coordinato da Stefano Petrocchi della Fondazione Bellonci, gli scrittori Mario Desiati e Francesco Recami, autori rispettivamente dei romanzi Il paese delle spose infelici (Mondadori) e Il superstizioso (Sellerio).
“Quella che racconto è una storia in cui si rispecchiano le contraddizioni di fondo tra la società industriale e i nostri valori tradizionali” afferma Mario Desiati precisando come questo contrasto insanabile “è il paradosso fondamentale che caratterizza il luogo in cui è ambientato il romanzo, la Puglia, rappresentata sia da una Taranto devastata, la città più inquinata d’Europa, sia dalla vicina, meravigliosa Valle dei Trulli”. Parlando a lungo del suo libro, l’autore racconta come la storia tragga spunto da un’antica leggenda tramandata a Martina Franca secondo la quale nel giorno del matrimonio alcune spose hanno un momento di profonda tristezza che le spinge a togliersi la vita.
Protagonista del libro di Francesco Recami è Camillo, un commerciante con un avviato negozio di scarpe, “il che ne fa, come tutti i titolari di un esercizio commerciale, un uomo esposto all’imprevedibilità e ai rovesci della fortuna, insomma al caos”. Camillo è un uomo assolutamente normale, superstizioso come tutti anche se è convinto del contrario. Tende a leggere in ogni più piccolo avvenimento i segni del destino. Dalla combinazione di coincidenze che gli accadono una mattina imparerà a sue spese che “credere alla superstizione porta veramente sfortuna”. La vita è fatta di casualità, sembra essere la conclusione del racconto; in altre parole, sostiene l’autore “le storie non esistono: sono dei costrutti a posteriori che mettono in ordine fatti che, altrimenti, ordine non avrebbero”
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