Pubblicazioni

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Fuori dalla guerra. Emilio Lavagnino e la salvaguardia delle opere d’arte del Lazio
a cura di Raffaella Morselli
prefazione di Tullio De Mauro
(Mondadori, Milano 2010)
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“Malgrado il numero non esiguo di trasporti effettuati e le località talvolta molto vicine alla linea del fronte e il fatto che sempre si è transitato su strade intensamente bombardate o mitragliate nessuna delle opere d’arte trasferite a Roma dai ricoveri o dalle chiese del Lazio nei primi cinque mesi del corrente anno ha subito il minimo danno”
Emilio Lavagnino

Esistono opere in chiese e musei del Lazio che avremmo potuto perdere per sempre, opere salvate dai bombardamenti che avrebbero potuto andare in fumo, negandosi alla contemplazione delle generazioni future. Se oggi sono ancora in loco lo dobbiamo alla generosità, alla abnegazione e, perché no, alla lucida follia di un funzionario straordinario delle Belle Arti. Sotto i tiri incrociati dei belligeranti, con un manipolo di impavidi collaboratori, qualche camion scassato alimentato dalla benzina comprata al mercato nero, Emilio Lavagnino riuscì nell’impresa di mettere in salvo numerosi capolavori trasportandoli dai luoghi di originaria collocazione ai Musei Vaticani. Il filo che legò la selezione dei Lavagnino fu quello della perfetta tenuta artistica dell’opera, del caposaldo, anche se di pittore ignoto o semisconosciuto: una scelta dettata dalla fretta e dal cuore, dalle opportunità e dalle risorse. Questo volume intende rendere omaggio a un uomo valoroso, ma anche rivolgere di nuovo l’obiettivo su capolavori che, nonostante il salvataggio rocambolesco in quei mesi disordinati tra il 1943 e il 1944 e il ritorno nei luoghi d’origine alla fiine del conflitto, non hanno trovato ancora la ribalta che meritano.

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Narrare la storia
Dal documento al racconto

Presentazione di Tullio De Mauro
Introduzione di Nadia Fusini
(Mondadori, Milano 2007)
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“Quanta fatica sostenere i fatti storici, le intenzioni e le realtà a uno stesso grado di calore inventivo e rappresentativo.”

Così scrive nel suo diario Maria Bellonci, le cui opere, da Lucrezia Borgia a Rinascimento privato, muovono tutte da una rivisitazione critica di documenti storici e d’archivio.
In che modo le creazioni letterarie o artistiche, musicali o cinematografiche attingono alla Storia e la narrano? Più di venti giovani studiosi – quasi tutti poco più che trentenni ma già con incarichi presso università italiane e straniere – riflettono su questo tema affascinante dando origine a un insieme di interventi di grande finezza e originalità, spaziando dal Rinascimento all’arte contemporanea del fumetto.

Gran parte dei lavori si concentra sui romanzi di alcuni fra i maggiori autori del Novecento italiano (oltre alla stessa Bellonci, Anna Banti, Bassani, Bianciardi, Pirandello, Sciascia, Vassalli) e un nutrito gruppo su film di cineasti come Visconti, Olmi, Benvenuti. Ma non mancano interessanti contributi sull’opera lirica (Monteverdi, Pizzetti) e sulla storia dell’arte (Botticelli).


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Ci sono fiori che fioriscono al buio
Analogia della poesia italiana
dagli anni Settanta a oggi
a cura di Simone Caltabellota, Francesco Peloso, Stefano Petrocchi
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Nel 1997 la Fondazione, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, ha promosso la pubblicazione di una antologia della poesia italiana degli ultimi 20 anni, Ci sono fiori che fioriscono al buio (Milano, Feltrinelli) a cura di Simone Caltabellota, Francesco Peloso e Stefano Petrocchi.