Fondazione Bellonci Newshttp://www.fondazionebellonci.it/Fondazione Bellonciit-ITSun, 01 Aug 2010 10:44:08 +0200Quarto incontro <br/>Un Anno Stregatohttp://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro35Tue, 27 Apr 2010 16:00:00 +0200Terzo incontro <br/> Un Anno Stregatohttp://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro34Mon, 29 Mar 2010 16:00:00 +0200Secondo incontro<br> Un Anno Stregato 2010http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro33Wed, 10 Feb 2010 16:00:00 +0100Primo incontro <br> Un Anno Stregato 2010http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro30Mon, 18 Jan 2010 16:00:00 +0100Secondo incontro anteprima di Un Anno Stregato 2010http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro29Fri, 18 Dec 2009 16:00:00 +0100MERCOLEDÌ 25 NOVEMBRE 2009 http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro28Alla Biblioteca Marconi si è inaugurato il nuovo ciclo di incontri legati al progetto 2010. Un anno stregato. Protagonisti gli scrittori Gaia Rayneri e Marco Ventura con i romanzi Pulce non c’è (Einaudi) e Il bambino e il leopardo (Bompiani). Ha coordinato l’incontro Stefano Petrocchi. Attraverso un racconto dal tono ironico e commovente, Gaia Rayneri affronta il tema del diverso. La storia è quella di Pulce, una ragazzina di nove anni autistica, allontanata dalla famiglia per presunte molestie sessuali. A raccontarla è la sorella tredicenne Giovanna. Mentre i genitori cercano di capire e soprattutto di agire, Giovanna ci parla di sé, della sua famiglia, di Pulce, del posto dove l’hanno portata, del mondo. E della comunicazione facilitata, una tecnica che la bambina usa per esprimersi in un modo tutto suo che forse è all’origine di un tragico equivoco.Marco Ventura affronta il rapporto padre-figlio e il dialogo tra generazioni e tra mondi diversi. Un giornalista di mezza età, disincantato, divorziato, entra in un villaggio del Kashmir dove infuria la guerriglia islamica, un paradiso devastato dal terrorismo islamico e dalla guerriglia separatista. Parla con la gente, raccoglie storie, prende appunti. Mentre torna in albergo scopre nel bagagliaio dell’auto un bambino. In compagnia di questo figlio che gli è stato “donato”, scopre un mondo nuovo, altri valori, e insieme una paternità ritrovata. Ma la personalità del ragazzo, come il leopardo evocato dal titolo, è tutt’altro che domabile e riserverà delle sorprese.Wed, 25 Nov 2009 16:00:00 +0100QUINTA LEZIONE: COME SI TROVANO I LIBRI. AUTORI, AGENTI, FIERE DEL LIBRO E EDITORI PER I GIOVANI E COMUNICAZIONE E UFFICIO STAMPAhttp://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontro26Mattia Carratello, direttore editoriale della Neri Pozza Bloom, Felice Di Basilio, direttore editoriale di Elliot Edizioni, Alessandro Grazioli, responsabile dell’Ufficio Stampa della casa editrice minimum fax, sono stati i protagonisti della quinta lezione dai titoli Come si trovano i libri. Autori, agenti, fiere del libro, Editori per i giovani e Comunicazione e ufficio stampa. Come scopre l’editore un nuovo libro? A questa domanda hanno cercato di dare una risposta Mattia Caratello e Felice Di Basilio raccontando ai ragazzi attraverso la loro esperienza di editor quali sono i modi per scoprire nuovi libri. Da un lato i manoscritti arrivano alla casa editrice direttamente dall’autore, e più spesso dall’agente letterario; dall’altro sono gli editor che vanno alla ricerca di nuovi testi, cercandoli soprattutto nelle fiere: la loro è una vera e propria caccia al libro e, se il loro intuito si rivela giusto, la scoperta può portare alla luce un autore sconosciuto o un libro che può diventare un best-seller. Con un imprescindibile presupposto che è alla base di questo mestiere: leggere, tantissimo.   Alessandro Grazioli ha parlato ai ragazzi della promozione del libro attraverso i media: quotidiani, mensili, trasmissioni televisione e radiofoniche, testate on-line, spiegando come un libro nuovo, di un autore conosciuto o di un autore esordiente, possa avere visibilità e quindi raggiungere il pubblico per essere acquistato e letto. Compito dell’addetto stampa è quello di contattare giornalisti, critici letterari, responsabili di programmi televisivi o radiofonici per suscitare interesse intorno al libro sia da parte della critica sia da parte del pubblico. Insomma far parlare di sé, attraverso la carta stampata, la televisione e la radio, un libro che prima non c’era.Fri, 24 Apr 2009 16:00:00 +0200Giovedì 23 Aprile 2009http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro27Incontro con Cristiano Cavina e Antonio Scurati Interviste di Pierluigi Vito Si ringrazia Sat2000 per l’utilizzo delle immagini Per vedere il servizio realizzato da La Compagnia del Libro clicca qui http://www.lacompagniadellibro.sat2000.it/articolo.php?id=328Thu, 23 Apr 2009 16:00:00 +0200QUARTA LEZIONE: LA LETTERATURA PER RAGAZZI e DALL’EDITORE AL LIBRAIOhttp://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontro24Matteo Faglia, direttore editoriale della De Agostini Ragazzi, e Romano Montoni, Librerie Coop, sono stati i protagonisti della quarta lezione dal titolo La letteratura per ragazzi, a cura del primo, e Dall’editore al libraio, curata dal secondo. Un mondo a sé quello dell’editoria per l’infanzia. Così Faglia descrive il lavoro complesso che sta dietro le quinte di un’editoria così particolare, fatta di persone che scelgono di occuparsi di libri che sono destinati ad un pubblico di lettori altrettanto speciali: i bambini, o addirittura i neonati, e i ragazzi, fino ai quindici anni d’età. E racconta come questa editoria negli ultimi anni si sia evoluta rivolgendosi anche ai bambini appena nati con l’invenzione di libri-gioco in cui l’aspetto ludico è, ovviamente, imprescindibile, ma che servono a conoscere il mondo circostante e a familiarizzare con un oggetto che li farà diventare i lettori di domani. Così l’oggetto sacro che per anni è stato il libro, con mezzi di produzione che sono cambiati nel corso degli anni, ha subìto una trasformazione: superata la sua bidimensionalità, attraverso il libro pop-up, è stato creato un libro che si può ascoltare, annusare e assaggiare, prima di essere letto e avere una storia sempre più complessa da raccontare. Dove vanno a finire i libri? Descrivendo la filiera distributiva e l’editoria nei suoi meccanismi più articolati, Montroni ha cercato di spiegare la fase più difficile del percorso compiuto dal libro: quella della vendita e della distribuzione sul mercato. Come tutti i prodotti il libro viene promosso; figure fondamentali sono gli agenti che fanno conoscere ciò che gli editori stanno producendo, il lavoro della casa editrice. Rete promozionale, tiratura dei libri, distribuzione sul mercato delle copie, intuizione dell’editore: questi i punti nodali attraverso i quali un libro passa, fino ad approdare in libreria dove, e non sempre succede, il lettore lo acquisterà e, finalmente, lo leggerà.Fri, 17 Apr 2009 16:00:00 +0200Incontro con Massimo Cacciapuoti e Marco Missirolihttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro25Stefano Petrocchi ha presentato, insieme a Giampaolo Graziano, vicepresidente del Comitato di Napoli della Società Dante Alighieri, l’ottavo incontro di La Dante al Premio Strega. Protagonisti gli scrittori Massimo Cacciapuoti e Marco Missiroli, autori rispettivamente di Esco presto la mattina (Garzanti) e di Bianco (Guanda).Una storia normale in una città che normale non è, Napoli, la città mitopoietica per eccellenza, nel libro di Massimo Cacciapuoti. Ma la storia raccontata è normalissima: un giovane che trova un lavoro, anche se precario, ha talento e pubblica un libro che diventa un film. Insomma ce la fa. “Per riuscire a districarsi in una città come Napoli e viverci bisogna avere grande fortuna”. E la fortuna, “l’avere culo” è fondamentale in un contesto degradato come quello partenopeo. Così il protagonista riesce ad uscire fuori da un certo percorso esistenziale difficile: l’emergenza rifiuti, il precariato, la camorra che immobilizza una città che è sempre più vicina ad esplodere. Il punto di svolta della sua vita è quando capisce che ha la speranza, quando ha voglia di uscire fuori e vivere una vita normale in una città che ancora non riesce a trovare una sua normalità.Un libro sorprendente con un personaggio dal nome estremamente evocativo, Moses, il romanzo di Marco Missiroli. Il vecchio Moses vive nel sud degli Stati Uniti in un periodo non definito, ma che potrebbe essere la metà degli anni Cinquanta, quando il feroce razzismo del Ku Klux Klan e l’atmosfera di sospetto e di ostilità tra la componente della popolazione e dei neri è sempre più dilagante. Un personaggio in crisi, contraddittorio, fatto di luci e ombre, buono e cattivo, che compie un percorso intellettuale e spirituale che lo porterà ad affrontare da una parte l’amore e, in particolare, la mancanza amorosa, dall’altra l’odio razziale e la tolleranza “che è già uno sforzo per sopportare qualcosa che non piace”.Tue, 31 Mar 2009 16:00:00 +0200TERZA LEZIONE: L’EDITORIA DAI GRANDI PROTAGONISTI DEL NOVECENTO AL LIBRO SENZA EDITOREhttp://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontro23Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti è stato il protagonista della terza lezione dal titolo L’editoria dai grandi protagonisti del ’900 al libro senza editore. Oggi come si fa un libro? Nell’epoca di internet in cui ognuno può non solo scrivere, ma anche pubblicare il proprio testo senza ricorrere all’editore, Oliviero Ponte di Pino, attraverso una breve storia dell’editoria, da Gutenberg e il Rinascimento fino ai grandi editori protagonisti del Novecento Valentino Bompiani, Giulio Einaudi, Giangiacomo Feltrinelli, Livio Garzanti, Arnoldo Mondadori, Angelo Rizzoli, intellettuali a tutto tondo che, anche ottimi imprenditori, sapevano interpretare e, quindi, prevedere, il gusto del pubblico, ha parlato a lungo di come il modello dell’editore padrone e artigiano sia entrata in crisi negli ultimi decenni, specialmente con l’avvento dell’era telematica e della realtà dei grandi gruppi editoriali. Con una certezza fondamentale: “Il lavoro dell’editore è prima di tutto condividere l’avventura con chi ha scritto il libro”. E, quella, altrettanto vera e imprescindibile, che fare l’editore è un grande mestiere.Thu, 26 Mar 2009 16:00:00 +0100Martedì 24 Marzo 2009http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro21Al Bibliocaffè letterario protagonisti del quinto incontro di 2009. Un anno stregato gli scrittori Filippo Bologna e Linda Ferri con i romanzi Come ho perso la guerra (Fandango Libri) e Cecilia (Edizioni e/o). Ha coordinato l’incontro Stefano Petrocchi. 
”Sono stata talmente folgorata ed emozionata dalla visione della statua della santa da avvertire subito il desiderio di scrivere la storia di questa ragazzina”. Se Cecilia fosse vissuta realmente, come sarebbe avvenuto il passaggio dal mondo classico a un universo nuovo caratterizzato da valori completamente diversi? Con questa domanda fondamentale l’urgenza di scrivere “un diario e non un romanzo storico” che raccontasse la vita di un’adolescente che entra in un mondo cambiato, molto complesso e non facile, per molti versi assai simile a quello attuale.
“Un libro che nasce da un umore né buono né cattivo”. Così parla del suo romanzo Filippo Bologna che racconta una storia, in parte autobiografica, ambientata in un paese della provincia toscana dove la serenità e l’equilibrio all’improvviso si spezzano quando uno spietato e avido imprenditore di acque realizza il progetto di un enorme impianto termale. La vita di tutti non è più la stessa. Una storia che è stata anche un pretesto per lo scrittore di esplorare il rapporto tra “progresso e trasformazione”, specialmente quando avviene nella realtà della provincia “preziosa e fragile”. Un libro non “sulla sconfitta ma sulla perdenza, in cui il protagonista oltre alla guerra, all’amore, agli amici, perde soprattutto sé stesso”.Tue, 24 Mar 2009 16:00:00 +0100Incontro con Filippo Bologna e Linda Ferrihttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro22Francesco De Nicola, Presidente del Comitato di Genova della Società Dante Alighieri e professore associato presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere della locale Università e Stefano Petrocchi hanno presentato gli scrittori Filippo Bologna e Linda Ferri protagonisti del settimo incontro del progetto La Dante al premio Strega rispettivamente con i romanzi Come ho perso la guerra (Fandango Libri) e Cecilia (Edizioni e/o).
”Sono stata talmente folgorata ed emozionata dalla visione della statua della santa da avvertire subito il desiderio di scrivere la storia di questa ragazzina”. Se Cecilia fosse vissuta realmente, come sarebbe avvenuto il passaggio dal mondo classico a un universo nuovo caratterizzato da valori completamente diversi? Con questa domanda fondamentale l’urgenza di scrivere “un diario e non un romanzo storico” che raccontasse la vita di un’adolescente che entra in un mondo cambiato, molto complesso e non facile, per molti versi assai simile a quello attuale.
“Un libro che nasce da un umore né buono né cattivo”. Così parla del suo romanzo Filippo Bologna che racconta una storia, in parte autobiografica, ambientata in un paese della provincia toscana dove la serenità e l’equilibrio all’improvviso si spezzano quando uno spietato e avido imprenditore di acque realizza il progetto di un enorme impianto termale che sconvolge la vita di tutti. Una storia che è il pretesto per esplorare un concetto caro allo scrittore e cioè il rapporto tra “progresso e trasformazione”, raccontata con l’uso di una lingua ricca, in cui il tono comico si mescola a quello melanconico. Un libro non “sulla sconfitta ma sulla perdenza, in cui il protagonista oltre alla guerra, all’amore, agli amici, perde soprattutto sé stesso”.Thu, 12 Mar 2009 16:00:00 +0100SECONDA LEZIONE: L’EDITOR E LO SCRITTOREhttp://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontro20Antonio Franchini, direttore editoriale per la narrativa italiana Mondadori, e Nicola Lagioia, direttore editoriale della collana Nichel di minimum fax, sono stati i protagonisti della seconda lezione dal titolo Lo scrittore e l’editor. Due tra gli editor più importanti dell’editoria italiana e tra gli scrittori più interessanti della narrativa contemporanea, hanno dialogato con i ragazzi raccontando la loro esperienza editoriale sottolineando i criteri che possano considerarsi fondamentali per intuire la qualità letteraria di un testo e trasformare un dattiloscritto nel libro stampato. Concordando su un fatto: l’editor riceverà il segnale che lo convincerà che si tratta del libro giusto quando “il professionista smetterà di leggere per lasciare il posto al lettore”. Con una convinzione: il “corpo a corpo tra editor e scrittore” è vincente solo se fondato sulla complicità profonda, quasi alchemica, che lega i due nel raggiungimento di un unico obiettivo comune, quello di dare vita a un libro che si avvicini di più alla sua perfezione. Per essere un buon editor, infine, una qualità imprescindibile è la curiosità “che non si deve fermare davanti a niente, sia che ci si trovi di fronte all’Ulisse di Joyce sia che si abbia a che fare con Via col vento".Tue, 03 Mar 2009 16:00:00 +0100Giovedì 26 Febbraio 2009http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro19Fabio Geda e Giorgio Vasta, rispettivamente con i romanzi L’esatta sequenza dei gesti (Instar Libri) e Il tempo materiale (minimum fax), gli scrittori che hanno animato il quarto incontro di 2009. Un anno stregato al Bibliocaffè letterario, coordinato come sempre da Stefano Petrocchi.“L’esatta sequenza dei gesti è quella che ti permette di entrare in relazione con un bambino che soffre”. Così Fabio Geda spiega il suo romanzo “prepotentemente autobiografico e catartico”, un libro che trae ispirazione dalla sua esperienza di educatore che lo ha impegnato da quasi dieci anni in una comunità-alloggio per minori, “in prima linea come un soldato che combatte in trincea”. Una sfida necessaria e liberatoria quella di dare voce a un mondo difficile fatto di disagio, rabbia e dolore. Una “materia emotiva incandescente” che ha dato vita alla storia di Marta e Corrado, adolescenti già adulti che per motivi diversi la vita ha già segnato.Ragazzini cresciuti in fretta, e che parlano come degli intellettuali, anche nel romanzo di Giorgio Vasta. Gli undicenni Nimbo, Raggio e Volo, sull’onda del sequestro Moro e della lotta armata, si organizzano a Palermo come nuova cellula terroristica, fautori di un’ideologia politica fondata sulla morte e su un linguaggio dei segni complesso e indecifrabile per gli altri, ma capace di imprigionare anche loro stessi. In un momento “tragico” della storia politica italiana, in cui “partorire la morte paradossalmente era più a portata di mano di fare qualcosa di positivo”, un romanzo che ha a che fare “non con l’educazione ma con la mala-educazione, non con la formazione ma con la deformazione”, costruito sull’esasperazione linguistica e su personaggi che non suscitano alcuna tenerezza.Thu, 26 Feb 2009 16:00:00 +0100Incontro con Simonetta Poggiali e Cristiano Cavinahttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro18Cristiano Cavina, autore di I frutti dimenticati (Marcos y Marcos) e Simonetta Poggiali, autrice di Ermes. Una storia napoletana (Neri Pozza), gli ospiti del sesto incontro organizzato a Benevento nell’ambito del progetto La Dante al premio Strega. Coordinato da Stefano Petrocchi e con la partecipazione di Carlo Falato, Assessore alla Cultura della Provincia di Benevento e del presidente del Comitato di Benevento, Elsa Maria Catapano Tomaciello, l’incontro si è svolto nella città legata fin dalla sua nascita al Premio Strega.Il mondo della camorra raccontato da un adolescente che cerca di comprendere la realtà che lo circonda. Un ragazzo che ricorrendo alla mitologia costruisce con la sua immaginazione una visione della vita in cui uomini e dèi sembrano comportarsi nello stesso modo: si fanno favori, si ammazzano, si tradiscono, si amano, si odiano. E impara che la violenza e la ferocia sono la negazione di ogni possibile felicità. Un libro che Simonetta Poggiali definisce una sorta di “iniziazione alla costruzione del senso della propria esistenza che nel caso di Luigi è particolarmente tragico per la realtà sociale che vive”. L’infanzia, i nonni materni che lo hanno cresciuto, la vita di paese, un padre fantasticato e inventato sull’idea dei personaggi dei libri letti da bambino che appare nella sua vita quando lui sta per diventare a sua volta genitore, diventando padre nello stesso momento in cui diventa figlio. Tutto ciò si ritrova nel romanzo di Cristiano Cavina, una “dichiarazione d’amore ai suoi nonni, ad una famiglia dolcissima”, una celebrazione delle persone amate “frutti dimenticati, dal sapore imperfetto ma unici: difficili da coltivare, da trovare”. Un libro scritto per “salvare la memoria di un passato prezioso”.Tue, 17 Feb 2009 16:00:00 +0100PRIMA LEZIONE: FONDARE UNA CASA EDITRICEhttp://www.fondazionebellonci.it/facciamo_libro_incontro15“Che cosa fa un editore?”. Citando la frase di un grande editore del Novecento, Valentino Bompiani, Stefano Petrocchi ha introdotto la conferenza stampa del progetto Facciamo un libro. A scuola di editoria presentato al Teatro dei Dioscuri. Di fronte ad un pubblico numeroso di studenti e insegnanti delle scuole superiori romane, sono intervenuti Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Roma, Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Fabio del Giudice, responsabile dell’ufficio romano dell’Associazione Italiana Editori e Tullio De Mauro, direttore della Fondazione Bellonci. Alla fine della conferenza stampa i due editori Marco Cassini (minimum fax) e Sandro Ferri (Edizioni e/o) hanno inaugurato con Fondare una casa editrice la prima delle cinque lezioni previste dal progetto sui vari mestieri dell’editoria. Ripercorrendo quindici anni di attività editoriale il primo e trenta anni il secondo, Cassini e Ferri hanno ricostruito la storia delle case editrici minimum fax ed Edizioni e/o oggi tra le più importanti dell’editoria italiana: la scelta di fondare una casa editrice e di intraprendere con una certa dose di coraggio e di follia il mestiere dell’editore, il clima sociale e politico degli inizi nell’Italia degli anni Settanta e Novanta, l’emozione, ancora oggi forte, di scoprire nuovi talenti, gli scrittori ancora da pubblicare e da inserire in un catalogo sempre più ricco. Entrambi concordando su un fatto: la fortuna di aver potuto trasformare una passione, in questo caso la letteratura, in un mestiere. Con una promessa e una sfida: regalare al lettore un buon libro.Mon, 09 Feb 2009 10:00:00 +0100Incontro con Fabio Geda e Giorgio Vastahttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro17Protagonisti del quinto appuntamento di La Dante al Premio Strega 2009 gli scrittori Fabio Geda e Giorgio Vasta rispettivamente con i romanzi L’esatta sequenza dei gesti (Instar Libri) e Il tempo materiale (minimum fax). L’incontro, che ha visto la partecipazione degli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Ettore Majorana” di Torino, è stato coordinato da Teresa Grimaldi Scalafiotti, presidente del Comitato di Torino, e da Stefano Petrocchi.“L’esatta sequenza dei gesti è quella che ti permette di entrare in relazione con un bambino che soffre”. Così Fabio Geda spiega il suo romanzo “prepotentemente autobiografico e catartico”, un libro che trae ispirazione dalla sua esperienza di educatore che lo ha impegnato da quasi dieci anni in una comunità-alloggio per minori, “in prima linea come un soldato che combatte in trincea”. Una sfida necessaria e liberatoria quella di dare voce a un mondo difficile fatto di disagio, rabbia e dolore. Una “materia emotiva incandescente” che ha dato vita alla storia di Marta e Corrado, adolescenti già adulti che per motivi diversi la vita ha già segnato.Ragazzini cresciuti in fretta, e che parlano come degli intellettuali, anche nel romanzo di Giorgio Vasta. Gli undicenni Nimbo, Raggio e Volo, sull’onda del sequestro Moro e della lotta armata, si organizzano a Palermo come nuova cellula terroristica, fautori di un’ideologia politica fondata sulla morte e su un linguaggio dei segni complesso e indecifrabile per gli altri ma capace di imprigionare anche loro stessi. In un momento “tragico” della storia politica italiana, in cui “partorire la morte paradossalmente è più a portata di mano di fare qualcosa di positivo”, un romanzo che ha a che fare “non con l’educazione ma con la mala-educazione, non con la formazione ma con la deformazione”, costruito sull’esasperazione linguistica e su personaggi che non suscitano alcuna tenerezza.Thu, 05 Feb 2009 16:00:00 +0100Giovedì 29 Gennaio 2009http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro4Protagonisti del terzo incontro di 2009. Un anno stregato, di nuovo al Bibliocaffè letterario, Melania Mazzucco con il romanzo La lunga attesa dell’angelo (Rizzoli) e Tiziano Scarpa, autore del romanzo Stabat Mater (Einaudi). L’incontro è stato coordinato come sempre da Stefano Petrocchi. Numerose le domande che i ragazzi in sala hanno rivolto ai due autori.“Per scrivere un romanzo è necessario ascoltare la voce e la vita dei personaggi, sentirli vicini, rompere il diaframma che ci divide da loro, vivere su differenti livelli temporali e aprire una finestra nel tempo. Per parlare di Tintoretto ho dovuto condurre idealmente il lettore nel Cinquecento, all’interno di un quadro, di un’epoca, di una lingua e di uno spazio diversi da quelli attuali”. Con queste parole Melania Mazzucco introduce il suo romanzo, un libro dedicato alla figura del grande pittore veneziano. Sullo sfondo la Venezia del 1594, una grande capitale europea, per il pittore una città-prigione da cui non si è mai allontanato. Attraverso una scrupolosa opera di ricostruzione storica e documentaria, Melania Mazzucco segue le vicende di un uomo tormentato, animoso e infaticabile nel suo lavoro, arrogante ma anche capace di tenerezze insospettabili verso la figlia Marietta, forse la vera protagonista del libro. “Sono sempre stata affascinata dai personaggi in qualche modo scomparsi dalla storia”, ha affermato la scrittrice. Nonostante Marietta fosse una pittrice molto famosa ai suoi tempi, di lei non ci restano opere di attribuzione certa. “Mentre lavoravo al libro su Marietta mi sono resa conto che non avrei mai potuto scriverlo, perché lei era una creazione del padre e non sarebbe stato possibile raccontare la sua storia se non assumendo la prospettiva del suo creatore. Così, ho assunto il punto di vista di Tintoretto, una sfida da far tremare i polsi”.In Stabat Mater ancora Venezia e ancora la storia di un grande personaggio, il musicista Antonio Vivaldi. E ancora una figlia, Cecilia, la vera protagonista del romanzo, che dalle pagine del suo diario nell’orfanotrofio che la ospita, parla alla madre che non ha mai conosciuto raccontandole le sue esperienze, in particolare l’incontro con Vivaldi e con la musica. “Un libro che consiste proprio nella dipendenza della figlia da una madre, che un po’ odia e un po’ ama” dice Tiziano Scarpa, ma soprattutto un libro sulla musica e sul suo enorme potere. Scarpa sottolinea come non fosse sua intenzione fare un romanzo storico dedicato alla figura del grande musicista. Ha preferito immedesimarsi in Cecilia, “una creatura che non sapeva nulla del mondo e della vita”. Lo scrittore si sofferma a lungo sul finale del libro: “quello di Cecilia è un percorso dal buio alla luce”, un lungo cammino di liberazione fatto di angoscia, sofferenza, dolore, attraverso il quale la protagonista riconquisterà la sua libertà fuggendo dall’orfanotrofio e smettendo il colloquio/monologo con sua madre. Il libro finisce “con uno taglio netto, drastico, drammatico: quando Cecilia capisce che è padrona della sua vita, comprende anche che non ha più bisogno della scrittura”.Thu, 29 Jan 2009 16:00:00 +0100Incontro con Gaetano Cappelli e Ugo Corniahttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro16Al centro del quarto appuntamento di La Dante al Premio Strega 2009 i romanzi La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo (Marsilio) di Gaetano Cappelli e Le storie di mia zia (e di altri parenti) (Feltrinelli) di Ugo Cornia. All’incontro, coordinato come sempre da Stefano Petrocchi, hanno preso parte il presidente del comitato senese Luca Bonomi e l’onorevole Roberto Barzanti.“Quando andavo a trovare mia zia portavo sempre con me un registratore“. Così Ugo Cornia parla del suo romanzo, una raccolta di cento storie strampalate e divertenti di parenti, amici di parenti, personaggi locali vari, per la maggior parte raccontate, o meglio tramandate, dalla zia allo scrittore e da lui trascritte quasi fedelmente. Quella che emerge è dunque una vera e propria saga familiare che mostra anche una provincia, quella modenese, in cui tutti, alla fine, possono riconoscersi.  Una commedia brillante e irriverente, quasi felliniana, quella messa in scena all’interno del romanzo di Gaetano Cappelli, che per raccontare il mondo dell’arte contemporanea con i suoi paradossi e le sue follie, ama “intrattenere il lettore con il solo intento di divertirlo e senza cercare mai il suo consenso o la sua benevolenza”, nella convinzione che il libro sia “un fatto alchemico”.Sat, 24 Jan 2009 16:00:00 +0100Melania Mazzuccohttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro7Protagonista del terzo incontro de LaDante al Premio Strega organizzato a Venezia nella sala della Scoletta di San Rocco, la scrittrice Melania Mazzucco con il romanzo La lunga attesa dell’angelo (Rizzoli). L’incontro, coordinato da Stefano Petrocchi, ha visto la partecipazione della presidente Rosella Mamoli Zorzi, dell’italianista Serena Fornasiero (Università “Ca’ Foscari”) e di Alfredo Baroncini, Cancelliere della Scuola Grande Arciconfraternita di Venezia.“Per scrivere un romanzo è necessario ascoltare la voce e la vita dei personaggi, sentirli vicini, rompere il diaframma che ci divide da loro, vivere su differenti livelli temporali e aprire una finestra nel tempo. Per parlare di Tintoretto ho dovuto condurre idealmente il lettore nel Cinquecento, all’interno di un quadro, di un’epoca, di una lingua e di uno spazio diversi da quelli attuali”. Con queste parole la scrittrice introduce il suo romanzo, un libro dedicato alla figura del grande pittore veneziano, attraverso quindici monologhi che si svolgono durante le ultime quindici notti della sua vita. Sullo sfondo la Venezia dell’epoca, una grande capitale europea architettonicamente e geograficamente claustrofobica, una specie di città-prigione da cui il pittore non si è mai allontanato.Attraverso una scrupolosa opera di ricostruzione storica e documentaria, consultando fonti di prima mano e carte d’archivio, Melania Mazzucco segue le vicende di un uomo tormentato, animoso e infaticabile nel suo lavoro, impietoso fino all’arroganza, ma anche capace di tenerezze insospettabili verso la figlia Marietta, forse la vera protagonista del libro. “Sono sempre stata affascinata dai personaggi perduti”, ha affermato la scrittrice. Marietta divenne una pittrice molto famosa, ma presto “naufragò” divenendo un mito, anche letterario. Aggiunge Melania Mazzucco: “Mentre lavoravo a questo libro mi sono resa conto di non averlo mai potuto scrivere perché Marietta è una creazione del padre e non sarebbe stato possibile raccontare la sua storia se non assumendo la prospettiva del creatore.Così, ho assunto il punto di vista del padre: una sfida da far tremare i polsi”.Fri, 16 Jan 2009 17:30:00 +0100Mario Desiati e Francesco Recamihttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro6“È importante non fermarsi alla lettura dei grandi classici del passato e alimentare tra i giovani italiani e stranieri l’interesse e il coinvolgimento per la nostra letteratura contemporanea. Questo è lo scopo primario della collaborazione nata tra la Società Dante Alighieri e la Fondazione Bellonci”. Si è aperto con le parole del Presidente del Comitato di Firenze, Enrico Paoletti, il secondo appuntamento di La Dante al premio Strega 2009.Al centro dell’incontro, coordinato da Stefano Petrocchi della Fondazione Bellonci, gli scrittori Mario Desiati e Francesco Recami, autori rispettivamente dei romanzi Il paese delle spose infelici (Mondadori) e Il superstizioso (Sellerio).“Quella che racconto è una storia in cui si rispecchiano le contraddizioni di fondo tra la società industriale e i nostri valori tradizionali” afferma Mario Desiati precisando come questo contrasto insanabile “è il paradosso fondamentale che caratterizza il luogo in cui è ambientato il romanzo, la Puglia, rappresentata sia da una Taranto devastata, la città più inquinata d’Europa, sia dalla vicina, meravigliosa Valle dei Trulli”. Parlando a lungo del suo libro, l’autore racconta come la storia tragga spunto da un’antica leggenda tramandata a Martina Franca secondo la quale nel giorno del matrimonio alcune spose hanno un momento di profonda tristezza che le spinge a togliersi la vita.Protagonista del libro di Francesco Recami è Camillo, un commerciante con un avviato negozio di scarpe, “il che ne fa, come tutti i titolari di un esercizio commerciale, un uomo esposto all’imprevedibilità e ai rovesci della fortuna, insomma al caos”. Camillo è un uomo assolutamente normale, superstizioso come tutti anche se è convinto del contrario. Tende a leggere in ogni più piccolo avvenimento i segni del destino. Dalla combinazione di coincidenze che gli accadono una mattina imparerà a sue spese che “credere alla superstizione porta veramente sfortuna”. La vita è fatta di casualità, sembra essere la conclusione del racconto; in altre parole, sostiene l’autore “le storie non esistono: sono dei costrutti a posteriori che mettono in ordine fatti che, altrimenti, ordine non avrebbero”Tue, 16 Dec 2008 16:00:00 +0100Lunedì 15 Dicembre 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro3Nella bella sala del Bibliocaffè letterario di via Ostiense, gremita di ragazzi e ragazze delle scuole romane, si è svolto il secondo incontro dell’Anteprima di 2009. Un anno stregato. A dialogare con gli studenti Mario Desiati, autore del romanzo Il paese delle spose infelici (ed. Mondadori) e Francesco Recami, autore del libro Il superstizioso (ed. Sellerio), coordinati da Stefano Petrocchi della Fondazione Bellonci.“Quella che racconto è una storia in cui si rispecchiano le contraddizioni di fondo tra la società industriale e i nostri valori tradizionali” afferma Mario Desiati precisando come questo contrasto insanabile “è il paradosso fondamentale che caratterizza il luogo in cui è ambientato il romanzo, la Puglia, rappresentata sia da una Taranto devastata, la città più inquinata d’Europa, sia dalla vicina, meravigliosa Valle dei Trulli”. Parlando a lungo del suo libro, l’autore racconta come la storia tragga spunto da un’antica leggenda tramandata a Martina Franca secondo la quale nel giorno del matrimonio alcune spose hanno un momento di profonda tristezza che le spinge a togliersi la vita.Protagonista del libro di Francesco Recami è Camillo, un commerciante con un avviato negozio di scarpe, “il che ne fa, come tutti i titolari di un esercizio commerciale, un uomo esposto all’imprevedibilità e ai rovesci della fortuna, insomma al caos”. Camillo è un uomo assolutamente normale, superstizioso come tutti anche se è convinto del contrario. Tende a leggere in ogni più piccolo avvenimento i segni del destino. Dalla combinazione di coincidenze che gli accadono una mattina imparerà a sue spese che “credere alla superstizione porta veramente sfortuna”. La vita è fatta di casualità, sembra essere la conclusione del racconto; in altre parole, sostiene l’autore “le storie non esistono: sono dei costrutti a posteriori che mettono in ordine fatti che, altrimenti, ordine non avrebbero”.Mon, 15 Dec 2008 16:30:00 +0100Giovanna Bandini e Gloria Origgihttp://www.fondazionebellonci.it/dante_allo_strega_incontro5«La narrativa italiana contemporanea deve diventare per i giovani studenti stranieri di lingua italiana un campo naturale da esplorare. In questa direzione, l’accordo che presentiamo oggi tra la Società Dante Alighieri e la Fondazione Bellonci costituisce una tappa importante». Con queste parole l’Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Società Dante Alighieri, ha aperto a Roma, la presentazione ufficiale dell’accordo tra la Dante e la Fondazione Bellonci, in base al quale dall’edizione 2009 del Premio Strega la Dante Alighieri farà parte della giuria esprimendo un voto collettivo. «I soci dei dieci comitati italiani coinvolti – ha precisato Tullio De Mauro, Direttore della Fondazione Bellonci – potranno in corso d’anno incontrare gli autori e discutere con loro i libri via via usciti. In un Paese in cui si litiga facilmente e in cui si avvertono molto le rivalità – ha concluso De Mauro – mi sembra un buon esempio l’intesa attiva tra due istituzioni che potrebbero benissimo vivere separatamente e che invece hanno scelto di riconoscere una comunanza di obiettivi». Terminati gli interventi istituzionali, hanno preso la parola le scrittrici Giovanna Bandini, autrice di Lezione d’amore (Newton Compton), e Gloria Origgi, autrice di La figlia della gallina nera (nottetempo). «Il libro nasce dalla mia esperienza di studente e di insegnante – ha dichiarato Giovanna Bandini –, dai tempi del liceo a quelli della cattedra, questi ultimi bellissimi ma anche drammatici per la presa di coscienza del trascorrere degli anni. Poteva essere un diario ma si è trasformato in un vero e proprio romanzo con una trama e dei personaggi che si incontrano e si innamorano». «Vivo da molti anni all’estero ma ho conservato un grande amore per la lingua italiana, che costituisce la materia del mio libro – ha affermato Gloria Origgi –. Ho tentato di recuperare la mia lingua madre tramite il racconto delle parole per me più importanti, quelle che in gran parte mi sono state trasmesse da mia madre e che racchiudono la mia storia personale».Wed, 26 Nov 2008 16:00:00 +0100Martedì 25 Novembre 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro2Lezione d’amore (ed. Newton Compton) di Giovanna Bandini e La figlia della gallina nera (ed. nottetempo) di Gloria Origgi aprono il ciclo di incontri di 2009. Un anno stregato. L’anteprima, organizzata nella sala della Biblioteca Marconi che già nella passata edizione ha ospitato numerosi incontri del progetto, ha visto dialogare con le due scrittrici gli studenti delle scuole di Roma e provincia sui temi della scuola e della nostra memoria personale e collettiva.Giovanna Bandini racconta l’ingresso nel mondo della scuola della giovane protagonista del suo romanzo, la professoressa Bianca Bianchi. Poco più che trentenne, ma con l’ingenuità di chi ancora percepisce sé stessa piuttosto come allieva che come maestra, Bianca si ritrova improvvisamente – per caso e per necessità, dice, solo molto più tardi scoprirà per destino –, dall’altra parte della cattedra. Lezione dopo lezione, tra ricordi nostalgici del liceo intrecciati a vividi ritratti dei vecchi insegnanti, il dialogo in classe tra professoressa e studenti diventa sempre più intenso e formativo per entrambi.Prendendo spunto dal lessico della sua infanzia, Gloria Origgi racconta le vicende della sua famiglia nella Milano borghese degli anni settanta. Il piccolo glossario composto dall’autrice è un modo per fissare per sempre i ricordi personali e per testimoniare l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni, come un’eredità preziosa, le parole della nostra lingua e con esse i valori, le suggestioni e le emozioni che ci hanno formato.Tue, 25 Nov 2008 16:00:00 +0100Mercoledì 23 Aprile 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro8Il ciclo di incontri di “2008. Un anno stregato” si è concluso con Caterina Bonvicini e Lidia Ravera, autrici rispettivamente di L’equilibrio degli squali (Garzanti) e Le seduzioni dell’inverno (nottetempo), due romanzi incentrati sulle relazioni amorose, dalle conseguenze spesso inattese e travolgenti. Due donne con lo stesso nome, Sofia e Sophie, forse portatrici di una saggezza femminile intesa come consapevolezza di sé e dei propri limiti. In L’equilibrio degli squali, romanzo di formazione costruito sulla ripetizione e sulla serialità, Sofia attraversa rapporti malati e mancanti. Tema centrale accanto a quello della depressione, che l’autrice ha vissuto in prima persona, è l’equilibrio, “una cosa provvisoria, di transizione, da cercare momento per momento”, dice Caterina Bonvicini. E quello degli squali - incubo ricorrente di Sofia - creature non solo aggressive ma anche molto fragili, che riescono a nuotare dritti grazie alla pinna dorsale, si oppone diametralmente all’equilibrio sbilanciato e precario dei personaggi, imprigionati nelle loro nevrosi, in una Torino architettonicamente claustrofobica. Al centro del libro di Lidia Ravera la storia di una educazione sentimentale tardiva. Il cinquantenne Stefano, “anestetizzato, anorgasmico e spassionato”, rassegnato ad essere infelice, si innamora, e non gli era mai successo, di Sophie-Annamaria, una giocatrice d’azzardo che “ha messo il rischio fuori da sé per non prendersi quello personale, dove è più difficile bluffare”. Una donna doppia sin nel nome, “sessualmente bipartisan”, che fa di Stefano la posta in gioco di una scommessa con Sara, la ex moglie. Ma in un gioco in cui i ruoli tradizionali sono rovesciati, è l’uomo a cadere completamente nella relazione, mentre la donna conduce una partita che si concluderà con lo scacco al re. Parlando ai ragazzi dell’amore, “un gioco tra due persone che non ha nessuna garanzia” perché senza regole, Lidia Ravera sottolinea come anche in età avanzata sia giusto innamorarsi, semplicemente perché “la vita deve durare tutta la vita”. Legato a filo doppio con l’amore, è il tema del trascorrere inesorabile del tempo, in un romanzo in cui l’inverno del titolo non è solo quello di un cuore freddo ma anche quello di una stagione della vita che è la maturità. Interessanti le riflessioni delle due autrici sulla scrittura. Per Caterina Bonvicini è “uno stato di grazia magnifico in cui non ci sfugge nulla di noi stessi”, un po’ come mettere la mano sul muso degli squali e vederli per un brevissimo momento rimanere ipnotizzati, per Lidia Ravera, oltre ad essere un esercizio utile socialmente “perché scoprendo dentro di sé i difetti e le debolezze si è più tolleranti”, la scrittura è anche un modo “per consolarsi, per intrattenere la morte, per ammansire il mostro del tempo che passa”.Wed, 23 Apr 2008 16:00:00 +0200Venerdì 18 Aprile 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro9 Il ciclo di incontri di aprile di "2008. Un anno stregato" prosegue con Paolo Giordano e Emiliano Poddi, autori rispettivamente dei romanzi La solitudine dei numeri primi (Mondadori) e Tre volte invano (Instar Libri), due opere prime, diverse tra di loro ma entrambe raccolte intorno allo stesso tema, quello della riabilitazione fisica e morale. Un processo di guarigione necessario che per Mattia e Alice comincia quando, ancora bambini, iniziano la loro vita attraverso un trauma, per Emiliano Poddi in età quasi adulta. Un percorso in cui qualcosa inevitabilmente si perde. Paolo Giordano racconta come per i protagonisti del suo romanzo tutto abbia inizio dal comportamento di genitori difficili, distanti e alieni, “sempre incombenti anche se non ci sono”, che con la loro eccessiva aspettativa e pressione psicologica, unite ad una buona dose di sfortuna, possono generare situazioni esplosive. Il dolore di Mattia e di Alice li rende personaggi bloccati, chiusi in sé stessi, ai margini. Un po’ geniali e un po’ disadattati. Giordano spiega che la scelta di un “finale con la freccia puntata verso il basso” è stato necessario per un libro in cui l’unico happy end possibile per i due ragazzi era imparare a sopravvivere aggirando gli ostacoli che non si è in grado di disintegrare. Rispondendo alle numerose domande degli studenti, soprattutto sul tema dell’amore, l’autore spiega come Mattia e Alice siano legati da un rapporto speciale, fatto di momenti brevissimi e intensi in cui non si incontrano mai veramente, come i numeri primi gemelli: due numeri dispari separati da un solo numero pari. Un rapporto che “rimane bello così come l’hanno vissuto, senza derive”: la liaison straziante di due anime affini, combattute tra attrazione e repulsione. Tante le domande dei ragazzi anche sulla matematica, “attività a rischio che ti alimenta nell’essere un po’ a parte se hai qualcosa di fortemente irrisolto o se sei particolarmente geniale ma in modo un po’ sinistro, come Mattia”, una scienza che può fornire molte chiavi di lettura della realtà. Del gioco della pallacanestro ha raccontato Poddi, uno sport che per lui è stato “un affare di famiglia” e che il suo omonimo personaggio vive in maniera assoluta. In una storia dove diventare grandi vuol dire diventare grandi giocatori, l’autore ha spiegato l’importanza nel romanzo del verbo diventare “che ha assonanza con la parola vento e significa passare veloce in mezzo agli avversari”. Il rettangolo di gioco diventa l’unico luogo in cui nel libro Emiliano riesce ad essere felice: i muscoli perfetti sono nati per compiere il gesto atletico preciso, l’ebbrezza sul campo è irripetibile. Qualcosa di bello, ma anche qualcosa di molto pericoloso quando finisce a causa di un infortunio: se il talento “è malessere allo stato liquido”, dice Poddi citando Frank Gehry, che incanalato diventa costruttivo, il rischio è che rimanga allo stato liquido e “ristagni perché sono otturate le vie attraverso cui potrebbe sfogarsi”. Nel titolo del libro, tratto da un verso virgiliano, Poddi racchiude il senso del libro. L’immagine mitologica di Virgilio che per tre volte tenta invano di abbracciare il padre Anchise, pur in un contesto molto diverso, rappresenta la mancanza, la privazione generata dall’impossibilità di fare quello per cui pensi di essere nato: giocare a pallacanestro. Fri, 18 Apr 2008 16:00:00 +0200Mercoledì 2 Aprile 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro10 Il ciclo di incontri del mese di aprile di "2008. Un anno stregato" si  è aperto con Luigi Guarnieri e Antonio Scurati, autori rispettivamente dei romanzi I sentieri del cielo (Rizzoli) e Una storia romantica (Bompiani). Due opere orchestrate con grande sapienza narrativa che ci riportano nelle atmosfere dell'Ottocento italiano. In Una storia romantica riviviamo le cruciali cinque giornate di Milano: è il 1848, nella città insorta contro la dominazione austriaca un uomo e una donna si trovano, si amano, si separano definitivamente. Luigi Guarnieri invece ci fa rivivere le lotte contro il brigantaggio nell'Italia unita del 1863. Ad appena due anni dall'epopea garibaldina, nelle regioni meridionali già emergono violentemente le contraddizioni di una terra malgovernata e che sembra rifiutarsi alla modernità. In entrambi i romanzi la Storia, filtrata dall'artificio letterario, appare come un ambiente aperto, in cui ci si può muovere in tutte le direzioni, anche entrando in collisione con il presente. Partendo dalla bella citazione di Eugenio Montale "L'attesa è lunga, / il mio sogno di te non è finito", Antonio Scurati spiega come il tempo dell'arte travalichi il tempo storico, qualcosa che è possibile soltanto in altre due occasioni: l'esperienza amorosa e la dimensione epica della rivoluzione, due momenti entrambi fortemente presenti nel suo romanzo. Rispondendo alle numerose domande degli studenti, soprattutto sul tema dell'amore, l'autore descrive con generosità la sua idea di passione come proiezione fuori dal tempo storico e dalle convenzioni sociali. L'uso abbondante nel romanzo di citazioni letterarie sottolinea la persistenza della tradizione romantica nella nostra epoca, non come "nostalgia dei tempi andati, ma struggimento, cioè rimpianto per ciò che non hai conosciuto". Riguardo alla compresenza di sensualità e patriottismo, Scurati approfondisce il concetto di erotizzazione della sfera politica che accompagnò il processo di unificazione nazionale. Nell'arte popolare ottocentesca l'erotismo era un linguaggio molto presente; "il codice d'onore fu proiettato sull'idea di patria. Così l'Italia divenne sposa, madre, figlia stuprata e violentata dallo straniero". Luigi Guarnieri racconta invece come, attraverso le rivolte scoppiate tra il 1861 e il 1866 in una Calabria vista come terra di confine e di tenebra, volesse affrontare alcuni lati oscuri della nostra storia: la questione del controllo del territorio riguardava il brigantaggio allora come riguarda la 'ndrangheta oggi. Il contrasto tra le organizzazioni criminali e lo Stato non si è modificato di molto. "Io volevo raccontare il passato come se fosse il presente", dice testualmente. Entrando nel vivo delle tecniche narrative spiega come il dettaglio sia tutto e pertanto non si è sottratto a questa regola anche quando si è trovato di fronte alla necessità di descrivere con minuziosità e realismo le pagine più intrise di violenza. Wed, 02 Apr 2008 16:00:00 +0200Lunedì 17 Marzo 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro11 Al centro del quarto incontro di "2008. Un anno stregato" il romanzo di Cristina Comencini, L'illusione del bene (Feltrinelli). Dopo l'intervento del Direttore della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro, sui contenuti del progetto e sulle modalità di coinvolgimento degli studenti e delle scuole, Stefano Petrocchi ha introdotto brevemente alcune caratteristiche ricorrenti nei romanzi dell'autrice, evidenziando la scelta di optare per una narrazione che tiene conto di molteplici punti di vista e che spesso assume l'aspetto di un'inchiesta aperta, priva di risposte preconfezionate. L'illusione del bene è un titolo forte, suona come un coltello che riapre le ferite di una generazione, quella che ha creduto negli ideali di giustizia sociale promossi dal Comunismo. A partire da questo tema si è aperto un dialogo serratissimo e intenso tra autrice e ragazzi. Cristina Comencini ha raccontato inizialmente le motivazioni che l'hanno spinta a scrivere una storia che scavasse nel "silenzio successivo alla caduta del Muro" e "nella difficoltà di parlare della nostra storia recente alle nuove generazioni". Attraverso la voce e le esperienze di Mario, il protagonista del romanzo, "una sorta di mio fratello maggiore", rivela l'autrice, l'autrice pone al lettore interrogativi forti, tenta di smascherare le false utopie di ieri e il vuoto del disincanto attuale. Mentre la figura di Roberto, figlio adolescente di Mario, appare esemplare con "le pareti della sua camera vuote, sgombre da manifesti, da idoli". Ma, dice Comencini, "Mario intuisce che la generazione di suo figlio può ricominciare a pensare con la propria testa a partire da una parete vuota". Non è un caso, sottolinea l'autrice, se i padri di questa storia sono così vulnerabili o assenti: "esiste un nesso tra crisi esistenziale e politica e crisi paterna: il padre deve simbolicamente traghettare il figlio nel mondo. Ma se il mondo per un uomo ha perso valore, allora svanisce anche la sua possibilità di condurre un figlio con mano ferma". Nel corso della conversazione non sono mancati riferimenti (Kafka, Hannah Arendt) al cammino letterario di Cristina Comencini, cominciato con un incontro felice con Natalia Ginzburg. La scrittrice ha infine ricordato più volte gli insegnamenti fondamentali del padre, il grande regista Luigi Comencini. Mon, 17 Mar 2008 16:00:00 +0100Lunedì 3 Marzo 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro12 Questa volta "2008. Un anno stregato" ha fatto incontrare i ragazzi delle scuole romane con due giovani scrittori, Paolo Cognetti e Pietro Grossi (sono entrambi nati nel 1978), autori rispettivamente di Una cosa piccola che sta per esplodere (minimum fax) e del romanzo L'acchito (Sellerio). Cognetti nei suoi cinque racconti affronta temi molto vicini al mondo giovanile, come i conflitti dell'adolescenza, su tutti quello con i genitori. "L'adolescenza dà una sorta di imprinting di quello che sarà la tua vita dopo, è il momento in cui si definisce l'identità di un individuo, un momento rivoluzionario", mentre i genitori sono "tanto colpevoli quanto innocenti, ma criticabili per definizione". Accende la platea quando accenna alla necessità, per poter crescere, di emanciparsi da un'eredità di aspettative o di frustrazioni che i genitori fanno pesare su ogni adolescente. Ha confessato di ambientare i suoi racconti nel passato non solo l'attualità è difficile da raccontare, ma perché prova verso l'adolescenza una specie di nostalgia, nel senso etimologico di "dolore del ritorno". Altro tema centrale, che si ritrova nel suo primo racconto, è l'anoressia, "sintomo" del malessere adolescenziale. Per Dino, il protagonista del romanzo di Pietro Grossi, la mossa di partenza del biliardo, l'acchito appunto, è il simbolo della propria filosofia di vita. Dino ha imparato il gioco e compreso il significato stesso dell'universo nello stesso momento. Grossi dice di essersi affezionato al suo personaggio "perché vive di vita propria; quando mi rapporto con questa strana donna che è la scrittura, mi rendo conto che ne so molto poco". Il dialogo con i ragazzi diventa particolarmente divertente quando Grossi aggiunge che vorrebbe uscire a bere qualcosa con tutti i suoi personaggi, che sono "più forti e interessanti di me". E ancora, "il peso specifico di un personaggio è più importante dello spazio che occupa". A proposito della geometria delle sue storie, l'autore ama racchiuderle tutte in un quadrato" (il ring, il tavolo da biliardo). Come uno scrittore cerca una logica in un foglio di carta, il protagonista dell'Acchito trasforma i sentimenti in partite a biliardo, perché "la vita è il luogo libero per eccellenza e non ci sono regole, il tavolo verde invece è geometrico, pieno di ordine e precisione". Wed, 05 Mar 2008 16:00:00 +0100Mercoledì 27 Febbraio 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro13 Nella bella sala lettura della biblioteca Guglielmo Marconi, ancora una volta gremita di ragazzi e ragazze delle scuole romane, si è svolto il secondo incontro di "2008. Un anno stregato". È stato il turno di Ivan Cotroneo e Margherita d'Amico, autori rispettivamente di La Kryptonite nella borsa (Bompiani) e La pelle dell'orso (Mondadori), ad essere sottoposti per quasi due ore al fuoco di fila delle domande degli studenti. Due libri molto diversi per temi, genere e scrittura che anche grazie alle loro diversità hanno saputo stimolare un dibattito "a due voci" intenso e ricco di spunti interessanti. La Kryptonite nella borsa è un romanzo "realistico ma anche visionario", ha sottolineato Cotroneo, in cui si raccontano i piccoli e grandi drammi quotidiani di una famiglia "disfunzionale" nella Napoli degli anni '70 e in cui l'autore mescola commozione e ironia, situazioni vissute e storie di invenzione pura. È un mondo visto con gli occhi di Peppino, un bambino un po' solo e sballottato le cui giornate sono accompagnate dalla noia e che per questo si abbandona facilmente alle fantasticherie rifugiandosi nella dimensione del sogno. In questa sua seconda vita riesce a sopravvivere alle difficoltà e alla solitudine e ad accettare se stesso come persona "speciale", una suggestione che Cotroneo rivela essere, in qualche modo, l'insegnamento della storia. Il "libro denuncia" di Margherita d'Amico o, come lei stessa precisa, "il libro constatazione", rivela in maniera a volte diretta e cruda la scarsa generosità che la nostra società opulenta mostra nei confronti del mondo animale. Attraverso dati statistici e inchieste sul campo il libro vuole anche sopperire alla diffusa mancanza di informazione relativa alla sperimentazione scientifica fatta sugli animali, alle tecniche di allevamento, alle modalità con cui gli uomini molto spesso rimuovono facilmente gli orrori perpetrati a danno degli animali e, al tempo stesso, aderiscono a logiche di sfruttamento economico inaccettabili. Wed, 27 Feb 2008 16:00:00 +0100Mercoledì 13 Febbraio 2008http://www.fondazionebellonci.it/anno_stregato_incontro14Il primo incontro di "2008. Un anno stregato" ha visto al centro la città di Napoli, di grande attualità, con due autori di diversa generazione come Ermanno Rea e Diego De Silva, autori di Napoli Ferrovia (Rizzoli) e Non avevo capito niente (Einaudi). Rea, nel rispondere alle domande poste senza imbarazzi o esitazioni dai ragazzi, sottolinea il sentimento ambiguo che avvolge il romanzo, di grande conflittualità con una città che "strega e respinge, in cui il desiderio di tornare è tutt'uno con il desiderio di fuggire". Passione e rabbia, questi sono i due stati d'animo che animano il rapporto dell'autore con la città natale e lo portano a confrontarsi ogni giorno con un problema che per Rea è quasi "un'ossessione" e che ha un nome preciso: illegalità. "Da anni assistiamo, ma non solo a Napoli, a una condizione di democrazia bloccata in cui si svende legalità per acquistare consenso". De Silva, a proposito del rapporto dei napoletani con la loro città, aggiunge che "Napoli tende ad abbandonarci più di quanto subisca il nostro abbandono". Attraverso la voce del suo protagonista, Vincenzo Malinconico, affronta la decadenza di una nuova classe sociale, quella dei professionisti intellettuali silenziosamente disoccupati, disperati di nascosto a cui è rimasta solo la dignità, ma, sostiene l'autore, "in nome della dignità si sono annichiliti, si sono rovinati la vita". La loro mediocrità si esprime in ogni forma, persino nella scelta dell'arredo, rigorosamente Ikea, di cui De Silva offre un ampio catalogo. Studenti e autori si sono confrontati inoltre con i temi della funzione della scuola e dell'università, della necessità di creare una collettività responsabile, ricca culturalmente e in possesso delle chiavi di lettura necessarie per non subire la fascinazione dell'illegalità.Wed, 13 Feb 2008 16:00:00 +0100