Caterina Bonvicini, Il sorriso lento, a cura dell’Istituto Nautico Colonna, Roma

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IL LIBRO.

È un’amicizia che dura una vita e oltre quella raccontata da Caterina Bonvicini. Uno di quei treni che una volta partiti ti portano a spasso negli anni e non sai più dove o quando finiranno. Il rapporto che lega Clara e Lisa è così: un amore indissolubile che non si lascia intimidire neppure dalla malattia o dalla morte. È questo che accade anche quando intorno al letto di Lisa si raccoglie il gruppetto dei suoi amici “storici”, con a capo Clara stessa, e piano piano si fa strada nei cuori di tutti la consapevolezza di un male più forte. Eppure in ospedale Clara conosce Ben, un direttore d’orchestra famosissimo che è lì per assistere la ex moglie Anna ricoverata nello stesso reparto di Lisa. Ma l’amicizia mette tutto in secondo piano come al solito, anche se tra i due si crea una specie di affinità tra vivi che aspettano la morte, in un luogo dov’è più semplice interrogarsi sul senso della vita che a volte perdonarsi…

Il sorriso lento si sviluppa in circa venti anni e riesce ad essere allo stesso tempo un racconto positivo e nichilista, costruito in due tempi e con una linea narrativa che funziona da negativo per l’altra, anche se tutte e due tornano e scavano sempre sul dolore della protagonista. E alla fine al lettore resta sul viso un sorriso “lento”, proprio simile a quello descritto nelle prime pagine del libro, malinconico e con tutta la forza dell’amicizia dentro. (Caterina Bonvicini, Il sorriso lento, Garzanti, Milano 2010, pp. 211)

a cura degli studenti dell’Istituto Nautico Colonna, Roma

immagine per Caterina Bonvicini Il sorriso lento

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