Intervista a Erri De Luca a cura del liceo scientifico Von Neumann di Roma

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L’INTERVISTA.

Lo scrittore Erri De Luca, autore de I pesci non chiudono gli occhi (Feltrinelli, 2011) risponde alle domande degli studenti del Liceo scientifico Von Neumann di Roma.

Nel suo romanzo I pesci non chiudono gli occhi, sembra che le due figure femminili (la ragazzina e la madre) si somiglino molto. È una scelta stilistica o la realtà dei fatti?

Non mi sono accorto della somiglianza, però in genere nei miei racconti, come nella mia esperienza, la figura femminile è più forte di quella maschile. Forse è questa la somiglianza. Visto che prendo le storie che scrivo dal tempo trascorso, ecco che le ricordo così. Non sono uno scrittore che costruisce i personaggi. Forse questo basta a concludere che non sono uno scrittore.

Al momento della risposta al padre, avrebbe voluto raggiungerlo in America?

Oggi direi di sì, ma allora mi sentivo un intruso in quella loro scelta.

Quanto l’hanno segnata quelle botte prese a dieci anni?

Di botte ne ho prese un mucchio a tutte le età e passano alla svelta, lasciando pochi segni.

Ha mai avuto la voglia di ricercare la ragazzina?

No, per temperamento non vado in cerca delle età perdute. Lo faccio però con la scrittura, dove ritrovo intatte le persone precedenti.

Cos’è oggi l’amore oggi per lei?

La più potente energia presente nel corpo umano.

La sua scrittura è molto poetica, ha mai scritto poesie?

Ho pubblicato finora tre libri di poesia, ma mi considero un poeta approssimato per difetto.

Da chi vorrebbe esser tenuto per mano oggi?

Dalla donna con cui arrivare in fondo ai giorni.

Scrivendo il libro ha pensato ad una particolare fascia di lettori?

No, per me lettore è un sostantivo senza plurale. Esiste un lettore che legge un libro di uno scrittore. È un rapporto a due, esigente e di esito incerto. I lettori sono per me un’astrazione. E poi mi metto a scrivere per tenermi compagnia, per raccontarmi piano una storia. Mentre la faccio, la scrittura, la sto facendo per me. Quando l’ho finita e con essa è finita pure la compagnia che mi sono tenuto, la giro a un editore.

Non ha mai avuto o non ha nostalgia del molo, dei pescatori e dell’isola com’era allora?

Non mi ritrovo nei nervi il sentimento della nostalgia. Non  ho desiderio di tornare in nessuna stazione precedente.

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